Trattamenti

La nostra equipe è particolarmente specializzata nell’impiego di nuove tecnologie che consentono di effettuare diagnosi più tempestive e precise e trattamenti di minore invasività; in particolare tratteremo dell’utilizzo del laser nella terapia chirurgica dell’Ipertrofia prostatica benigna, della tecnica Fusion che permette di effettuare biopsie prostatiche molto più mirate nel caso di sospetto tumore prostatico, e infine dei vantaggi che si possono ottenere con l’impiego della luce a fluorescenza nella diagnosi dei tumori vescicali.

  • Laser

    Laser

    TRATTAMENTI LASER NELL’IPB
    L’ingrossamento benigno della prostata (IPB) è estremamente comune negli uomini sopra i 45 anni di età ed in molti casi può essere causa di un’ostruzione uretrale che compromette un regolare svuotamento della vescica, con progressivo danno irreversibile della stessa. Che siano presenti o meno sintomi più fastidiosi, quali lo stimolo frequente e l’urgenza minzionale, quello che è più significativo e più grave è l’indebolimento del getto urinario. Quando l’ostruzione è marcata ed il mitto molto lento, la terapia medica non è sufficiente ed in tali casi è necessario ricorrere all’intervento disostruttivo.

    Fino ad oggi le soluzioni chirurgiche erano l’intervento “a cielo aperto” o la resezione endoscopica di prostata (TURP), che è comunque la terapia maggiormente utilizzata.

    Oggi l’impiego del laser consente di effettuare interventi endoscopici molto meno invasivi, caratterizzati da un più rapido recupero post-operatorio, senza compromissione della funzionalità sessuale, e con la possibilità di trattare anche prostate molto voluminose che fino ad oggi richiedevano l’intervento a cielo aperto. In particolare l’utilizzo del laser consente di effettuare la vaporizzazione (Green-light) dell’adenoma prostatico con assenza di sanguinamento, e questo è particolarmente vantaggioso in quei pazienti, oggi divenuti numerosi, che hanno necessità di mantenere trattamenti anticoagulanti per malattie cardiache o vascolari e che quindi sono maggiormente esposti al rischio di emorragie intra o post-operatorie. Ma l’impiego del laser (Olmio/Tullio) per effettuare l’enucleazione dell’adenoma prostatico (Holep/Thulep) è il trattamento che sta diventato di prima scelta per questa patologia, ed è quello che noi pratichiamo più spesso sui nostri pazienti; questa tecnica consente di fare un intervento veramente radicale e quindi definitivo, senza rischi di re-interventi successivi, potendo trattare anche prostate particolarmente voluminose, per le quali si rendeva necessario l’intervento con incisione dell’addome. Altri benefici derivanti dall’impiego del laser sono la riduzione dei tempi di ospedalizzazione e di recupero funzionale del paziente e una minore morbilità.

  • Fusion

    Fusion

    LA BIOPSIA PROSTATICA CON TECNICA FUSION
    L’utilizzo del PSA quale marcatore specifico del tumore prostatico ha sicuramente segnato una svolta decisiva nella diagnosi precoce di questa neoplasia. Allo stesso tempo, però, l’altissima percentuale di falsi positivi (cioè di valori elevati in assenza di tumore) costringe i pazienti a sottoporsi a ripetute biopsie prostatiche, e con un numero di prelievi via via crescenti, fino a giungere talora a 48 prelievi nella stessa seduta.

    La nuova tecnologia fusion, che ha la caratteristica di sovrapporre le immagini ecografiche con quelle della Risonanza magnetica eseguita in precedenza, consente di ridurre drasticamente il numero di biopsie prostatiche e soprattutto il numero di prelievi da fare; infatti da una parte la migliore definizione anatomica, che si ha con la RM, consente di mirare il prelievo sulle aree sospette, e d’altra parte il puntamento virtuale, che il sistema integra, permette di verificare ogni volta che il prelievo avvenga esattamente nell’area individuata.

    In sintesi questa apparecchiatura presenta molteplici vantaggi. In primo luogo evita di dover sottoporre il paziente a numerosi prelievi, riducendo così drasticamente i disagi dovuti alla procedura; abbatte in maniera significativa la quantità di setting bioptici da eseguire sul paziente; e soprattutto consente la possibilità di accorciare drasticamente i tempi per la diagnosi in caso di tumore, e una diagnosi davvero precoce è il modo migliore per guarire da questa temibile malattia, e con trattamenti più conservativi e meno invalidanti.

  • Luce Azzurra

    Luce Azzurra

    L’IMPIEGO DELLA LUCE A FLUORESCENZA NELLA DIAGNOSI PRECOCE DEI TUMORI VESCICALI

    I tumori della vescica, molto comuni sia nel sesso maschile che quello femminile, possono essere ben curati quando diagnosticati precocemente e trattati in maniera definitiva. Ad oggi il trattamento di scelta è la TURB, cioè la resezione per via endoscopica. Tale procedura chirurgica è molto più affidabile e radicale quando viene condotta con fonti di luce a fluorescenza, in quanto consente di evidenziare anche lesioni invisibili ad occhio nudo. Questa tecnica sfrutta le proprietà fotosensibili di un particolare farmaco, chiamato esalevulinato, che introdotto preventivamente in vescica, penetrando solo nelle cellule tumorali, consente di visualizzarle quando colpite da un raggio di luce con una lunghezza d’onda definita, che invece resterebbero completamente invisibili se osservate con la luce normalmente impiegata con le apparecchiature standard.

    Pertanto i vantaggi di questa metodica sono estremamente importanti. In primo luogo i pazienti che sono costretti a sottoporsi ripetutamente ad interventi chirurgici per le continue recidive di papillomi, possono ridurre in maniera significativa tali trattamenti. In secondo luogo questa tecnica è indispensabile per quei pazienti che presentano saltuariamente sangue nelle urine; infatti questo sanguinamento potrebbe essere dovuto alla presenza di un tumore insidioso della vescica, chiamato carcinoma in situ, che con la semplice cistoscopia non è apprezzabile; l’impiego della luce a fluorescenza permette invece di evidenziarle molto precocemente, rendendo possibile la guarigione con un semplice intervento endoscopico.